Socrate
Socrate di Atene è una delle figure più importanti dell'intera storia della filosofia, eppure non scrisse nulla. Tutto ciò che sappiamo di lui proviene dagli scritti dei suoi discepoli — principalmente Platone e Senofonte — e dal ritratto satirico di Aristofane. Attraverso un interrogatorio incessante (il 'metodo socratico' o elenchos), Socrate sondava i fondamenti dei concetti morali — giustizia, virtù, coraggio, pietà, conoscenza — esponendo le contraddizioni nelle credenze dei suoi interlocutori e dimostrando che coloro che affermavano con maggiore sicurezza di possedere saggezza erano quelli che capivano di meno. Il suo processo e la sua esecuzione nel 399 a.C., per 'corrompere la gioventù' e 'non credere negli dèi della città', divennero il martirio fondativo della filosofia occidentale.
Idee chiave
Contributi principali
- ● Sviluppò il metodo socratico (elenchos): interrogatorio incrociato sistematico per esporre contraddizioni e perseguire definizioni
- ● Reindirizzò la filosofia dalla cosmologia all'etica — rendendo 'come si deve vivere?' la questione filosofica centrale
- ● Articolò la tesi intellettualista: la virtù è conoscenza, e nessuno agisce male volontariamente
- ● Stabilì il dialogo filosofico come modo primario di indagine filosofica
- ● Dimostrò attraverso il suo processo e la sua morte che l'integrità filosofica può richiedere il sacrificio supremo
- ● Ispirò tutte le grandi scuole della filosofia greca successiva
Domande fondamentali
Tesi principali
- ✓ La vita non esaminata non vale la pena di essere vissuta
- ✓ So di non sapere — e questo riconoscimento è di per sé una forma di saggezza
- ✓ Nessuno agisce male volontariamente (oudeis hekōn hamartanei) — l'errore è sempre una forma di ignoranza
- ✓ La virtù è conoscenza: conoscere il bene significa praticarlo
- ✓ L'anima è più importante del corpo o dei beni esterni
- ✓ È meglio subire l'ingiustizia che commetterla
- ✓ L'uomo buono non può essere danneggiato, poiché nulla può ferire un'anima che possiede virtù
Biografia
Vita Giovanile
Socrate nacque nel 469 a.C. ad Atene, figlio di Sofronisco, scalpellino o scultore, e di Fenarete, ostetrica — parentela che avrebbe poi utilizzato metaforicamente, descrivendo il proprio metodo filosofico come 'ostetricia' (maieutikē), aiutando gli altri a dare alla luce idee che portavano dentro di sé. Ricevette la consueta educazione ateniese in lettere, musica e ginnastica. Secondo i resoconti, studiò filosofia naturale in gioventù, seguendo le teorie di Anassagora e dei Presocratici, prima di volgersi decisamente alle questioni etiche.
Servizio Militare
Socrate prestò servizio con distinzione come oplita (fanteria pesante) in diverse campagne della Guerra del Peloponneso, tra cui le battaglie di Potidea (432 a.C.), Delio (424 a.C.) e Anfipoli (422 a.C.). A Potidea, si dice che salvò la vita di Alcibiade. A Delio, fu celebrato per la sua straordinaria compostezza durante la ritirata, camminando con calma mentre gli altri fuggivano. La sua resistenza fisica era leggendaria: camminava a piedi nudi anche in inverno, indossava lo stesso mantello logoro tutto l'anno e mostrava una notevole tolleranza al freddo, alla fame e all'alcol.
La Vita Esaminata
Socrate trascorse la sua vita adulta nell'agorà e nelle palestre di Atene, coinvolgendo chiunque — politici, poeti, artigiani, giovani — in conversazioni filosofiche. Affermava di non sapere nulla ('So di non sapere'), presentandosi non come maestro ma come compagno di ricerca. L'oracolo di Delfi avrebbe dichiarato che nessuno era più saggio di Socrate; Socrate interpretò ciò come il fatto che egli solo riconosceva l'estensione della propria ignoranza, mentre gli altri credevano erroneamente di possedere una conoscenza che in realtà non avevano.
Il suo metodo era l'elenchos (interrogatorio incrociato): chiedeva al suo interlocutore di definire un concetto (Cos'è la giustizia? Cos'è il coraggio? Cos'è la pietà?), poi attraverso una serie di domande esponeva le contraddizioni interne nella definizione proposta. Il risultato tipico è l'aporia — uno stato di perplessità in cui l'interlocutore si rende conto di non capire davvero ciò che credeva di sapere. Tutt'altro che meramente distruttivo, Socrate vedeva in questo il primo passo essenziale verso la comprensione genuina: solo riconoscendo la propria ignoranza si può iniziare la ricerca della verità.
Convinzioni Filosofiche
Nonostante il suo disconoscimento della conoscenza, diverse convinzioni centrali emergono costantemente nelle nostre fonti:
L'unità della virtù: Socrate sembra aver sostenuto che le virtù (giustizia, coraggio, temperanza, pietà, saggezza) sono in ultima analisi una sola, o almeno inseparabili. Non si può possedere veramente una virtù senza possederle tutte.
La virtù è conoscenza: Se qualcuno sa veramente ciò che è buono, lo farà. Nessuno agisce male volontariamente (oudeis hekōn hamartanei). Ciò che sembra essere un errore intenzionale è in realtà ignoranza — un fallimento nel comprendere ciò che è veramente benefico.
La priorità dell'anima: Socrate sosteneva costantemente che la cura dell'anima (psychē) — la sua virtù e saggezza — è più importante della ricchezza, della reputazione o della salute corporea. L'anima è ciò che siamo veramente, e la sua condizione determina il nostro genuino benessere.
La vita esaminata: 'La vita non esaminata non vale la pena di essere vissuta per un essere umano' (Apologia 38a). La conoscenza di sé e l'indagine filosofica non sono lussi opzionali ma essenziali per un'esistenza pienamente umana.
Il Daimonion
Socrate riferiva di sperimentare un segno divino (daimonion) — una voce interiore che non gli diceva mai cosa fare ma interveniva per avvertirlo quando stava per fare qualcosa di sbagliato. Non era una dottrina filosofica ma un'esperienza religiosa personale che Socrate prendeva sul serio. Contribuì alle accuse contro di lui, poiché fu visto come l'introduzione di 'nuove divinità' (kaina daimonia) al posto degli dèi tradizionali della città.
Il Processo e la Morte
Nel 399 a.C., Socrate fu accusato da Meleto, Anito e Licone di empietà (asebeia) — specificamente, di non credere negli dèi riconosciuti dalla città, di introdurre nuovi esseri divini e di corrompere la gioventù. Il processo, davanti a una giuria di 501 cittadini ateniesi, è immortalato nell'Apologia di Platone, dove Socrate presenta una difesa senza pentimento, dichiarando che non smetterà di filosofare nemmeno sotto minaccia di morte, poiché 'temere la morte significa credersi saggio quando non lo si è'. Fu dichiarato colpevole per un margine forse di 30 voti.
Quando gli fu chiesto di proporre una pena alternativa (la legge ateniese lo consentiva), Socrate propose inizialmente pasti gratuiti al Pritaneo — la ricompensa accordata ai vincitori olimpici e ai benefattori civici — prima di accontentarsi di una modesta multa. La giuria, forse offesa, votò la pena di morte con un margine maggiore rispetto al verdetto di colpevolezza.
Socrate trascorse i suoi ultimi giorni in prigione, rifiutando le opportunità di fuga organizzate dai suoi ricchi amici (come drammatizzato nel Critone di Platone), sostenendo che fuggire avrebbe violato il contratto sociale che aveva implicitamente accettato vivendo per tutta la vita ad Atene. Bevve la cicuta circondato dai suoi compagni, discutendo dell'immortalità dell'anima (come ritratto nel Fedone di Platone), e morì con la sua caratteristica compostezza.
Eredità
L'influenza di Socrate sulla filosofia occidentale è incalcolabile. Egli trasformò la filosofia da impresa cosmologica in impresa morale ed epistemologica. Tutte le grandi scuole della filosofia greca — l'Accademia (Platone), il Liceo (Aristotele), gli Stoici, gli Epicurei, i Cinici, gli Scettici — lo rivendicarono come ispirazione o precursore. Il 'problema socratico' (come ricostruire il Socrate storico da fonti contraddittorie) è stato una questione centrale dell'erudizione classica per oltre un secolo. Il suo impegno per la verità, il suo coraggio intellettuale e la sua disponibilità a morire per i propri principi ne hanno fatto uno dei duraturi esempi morali della civiltà occidentale.
Metodi
Citazioni celebri
"La vita non esaminata non vale la pena di essere vissuta" — Apologia (Platone)
"So di non sapere" — Apologia (Platone)
"La vera saggezza consiste nel sapere di non sapere" — Apologia (Platone)
"Temere la morte significa credersi saggio quando non lo si è" — Apologia (Platone)
"Non posso insegnare nulla a nessuno. Posso solo farli pensare" — Attribuito
"È più ricco chi si accontenta di meno, poiché il contentarsi è la ricchezza della natura" — Attribuito
Ha influenzato
- Plato · Maestro/Allievo
- Xenophon · Maestro/Allievo
- Antisthenes · Maestro/Allievo
- Aristippus · Maestro/Allievo
- Isocrates · Maestro/Allievo
- Henry Odera Oruka · Influenza intellettuale
Influenzato da
- Anaxagoras · influence
- Protagoras · influence
- Aspasia · Maestro/Allievo
Fonti
- Gregory Vlastos, 'Socrates: Ironist and Moral Philosopher' (Cambridge UP, 1991)
- C. C. W. Taylor, 'Socrates: A Very Short Introduction' (Oxford UP, 1998)
- Thomas C. Brickhouse and Nicholas D. Smith, 'Plato's Socrates' (Oxford UP, 1994)
- Plato, 'Apology', 'Crito', 'Euthyphro', 'Meno', 'Phaedo', 'Republic'
- Xenophon, 'Memorabilia' and 'Apology'